Podemos, ovvero la sinistra che entra nel XXI secolo

Premessa: da tempo avevo voglia di scrivere un post di carattere generale sulle mie impressioni e congetture a proposito di Grillo e i suoi, e anche se questo argomento mi fornisce l’occasione per un paragone, cercherò di conservare qualcosa per un post futuro che sia più specifico. 


Anche noi Italiani ce ne siamo accorti, nelle ultime settimane: uno spettro si aggira per la Spagna. Secondo le intenzioni di voto dei cittadini, ad oggi il primo partito infatti sarebbe, con grande sorpresa, Podemos, davanti a Popolari e Socialisti.

Nato come sviluppo politico del movimento degli indignados, il partito guidato da Pablo Iglesias riscuoterebbe, ad oggi, ben il 27% delle preferenze. L’accostamento con il nostrano MoVimento 5 Stelle è facile, e infatti molti ne hanno approfittato. Il paragone si esaurisce però ben presto: nonostante entrambi i progetti siano una risposta (più o meno) dal basso a quella situazione di stallo economico che sembra aver dato il pretesto per una stretta contrazione del welfare, una scarnificazione della democrazia e una scrematura del potere politico ed economico, Podemos conosce una dimensione che il M5S difficilmente si immagina.

Il M5S è un progetto politico che, anche se si trova in una fase di difficoltà in virtù di dissonanze interne che sono infine affiorate, conserva ancora un buono slancio e, forse, liberandosi dall’asfissiante presenza di Grillo (e di Casaleggio?) riuscirà ad ampliare e consolidare la sua base elettorale. Tuttavia, le ambiguità che dovrà obbligatoriamente conservare, anche eliminata quella della leadership, sono molte. Inizierò comunque da uno dei lati che riscuotono maggiore attrattiva: la trasparenza in materia di finanziamenti e, più in generale, l’affidabilità e la credibilità sul piano morale dei pentastellati sono indubbiamente incomparabili a quelle di loro colleghi che si fregiano indefessi di una maggiore esperienza. In poche parole, affiderei con molta più serenità le chiavi della mia macchina a un Di Maio che a un Galan: detto questo, la macchietta resta ancora aggrappata alla sua cara presidenza della commissione cultura. Me li immagino proprio lui e la moglie, di cui svariati milioni di Italiani si saranno costruiti un’idea abbastanza precisa con la visione dell’ormai celeberrimo video del matrimonio tra i due, intavolare a cena una discussione sulle responsabilità della strumentalizzazione in ottica nazionalsocialistica dell’opera del Federico Guglielmo Nietzsche. Un quadretto oltremodo plausibile.

In ogni caso, per quanto io goda in un certo modo molto sado nel constatare la pochezza morale della nostra classe dirigente, stavo scrivendo dei grillini; nonostante la loro indiscussa superiorità morale, continuo, la forza con cui hanno rifiutato etichette riguardo la geografia politica è stata, come si dice, un’arma a doppio taglio. Da un lato si è rivelata, come facilmente intuibile, una buona strategia per poter contare su una base ampia: tra gli elettori più accaniti si troveranno facilmente comunisti e missini, neofiti della politica e attivisti di lungo corso. Tuttavia, questo bifrontismo ha suscitato molta confusione: qual è, ad esempio, la posizione dei 5 Stelle su temi non di carattere prettamente morale come immigrazione, economia, politica estera? Dubbi del genere sono tradizionalmente e secondo statuto affidati alla votazione online, che oltre a riscuotere scarissima partecipazione nonostante l’ampio attivismo degli iscritti, avviene in un sito (il blog di Grillo) che non rappresenta nessuna istituzione e non ne può quindi vantare l’autorevolezza. Insomma: ho un grosso problema di origine storica riguardo alla cosa del né-di-destra-nè-di-sinistra.

Nonostante anche Podemos offra l’opportunità di votazione online, essa non riguarda le linee generali, ma solo l’elezione dei vertici del partito: delle Primarie in versione aggiornata al secolo corrente, insomma. La direzione è stata da tempo resa pubblica: la strada che si intende percorrere è quella del rinnovamento di una sinistra che, in quasi tutta Europa, sembra vittima di una mononucleosi cronica.

Nel mese di novembre era stato approvato lo statuto della formazione, attraverso una serie di riunioni cittadine tenutesi a Madrid: come se non bastasse l’orgogliosa presa di posizione politica, il testo è ben sviluppato e non lascia spazio di manovra a futuri cambi di direzione. E’ diviso in sei sezioni: economia, libertà, uguaglianza, fraternità, sovranità nazionale e ecologia; nessuna decisione è stata rimandata al futuro, come ha deciso di fare Grillo: in effetti, i primi hanno scelto, in accordo con i propri princìpi, di allearsi in Europa con il nuovo fronte di sinistra greco Syriza mentre il M5S ha scelto UKIP, il partito inglese che pare un’assemblea degli alcolisti anonimi sfuggita di mano.

Dunque, nel programma sono discussi argomenti quali: nazionalizzazione dei settori chiave dell’economia, lotta allo strapotere delle multinazionali, politiche monetarie volte alla redistribuzione della ricchezza, reddito di cittadinanza, ampliamento dei diritti civili per la comunità LGBT, parità di genere, diritto allo studio, diritto alla dignità, normalizzazione e accoglienza all’immigrazione, promozione di politiche sociali comunitarie, accrescimento della densità di consultazioni referendarie. Un programma che, in generale, si pone l’obiettivo di restituire respiro ad un sistema democratico il cui sviluppo, nonostante il fortissimo spirito di autoconservazione dei nostri governanti, non è concluso ma in continuo divenire.

Podemos possiede inoltre la facoltà di aver espresso una leadership chiara, libera da guru o garanti: a novembre, Iglesias è stato eletto ad ampia maggioranza il suo leader, e correrà alle elezioni nazionali del prossimo anno. In Spagna i capolista dei partiti non hanno perso l’abitudine di farsi eleggere democraticamente; avvenisse da noi, i vari Renzi Berlusconi Grillo & Casaleggio, potrebbero incorrere in qualche grattacapo. L’unico che potrebbe star tranquillo sarebbe Salvini, se solo invece di attaccare a casaccio l’Europa per poi farsi smentire dai suoi amichetti a proposito dell’uscita dalla moneta unica, andasse al Parlamento Europeo ogni tanto. Per fortuna loro, la legge elettorale non si farà mai.

Nel frattempo molti dissidenti piddini, tra cui il fashionissimo Civati, hanno iniziato a strizzare l’occhio a Iglesias e pensare di formare anche in Italia un partito a sinistra di Renzi, che formi un bel tridente con Podemos e Syriza. Lo spazio c’è sicuramente, e anche il periodo di crisi del MoVimento potrebbe rivelarsi utile: quello che manca è un gruppo dirigente che elabori una proposta concreta e che, soprattutto, sia credibile. Nel panorama politico attuale non riesco assolutamente a scorgere profili adatti alla portata quasi storica del compito, ma forse una figura che avvii un processo esiste: provate a chiamare in Inghilterra e chiedere se, per-favore-ne-abbiamo-proprio-bisogno, ci potrebbero tornare Ferragina per almeno un lustro.
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2 pensieri su “Podemos, ovvero la sinistra che entra nel XXI secolo

  1. Analisi piuttosto interessante; mi permetto di cogliere solo alcuni spunti (non essendo così ben preparata in politica quanto l’autore di questo post):su tante tematiche (immigrazione…) il partito del grillo (lo soprannomino familiarmente così, essendo un partito non troppo ‘stabile’), non può avere idee chiare né tantomeno idee sue; le dovrà senz’altro mutuare talvolta dalla destra e talvolta dalla sinistra perché si tratta di un partito nato e fondato su altre idee, quelle di opposizione ai privilegi della ‘casta’ politica; credo dunque che i suoi componenti non si siano mai confrontati seriamente (mi permetto l’utilizzo di questo avverbio) su queste tematiche, perché non prioritarie per il loro gruppo politico, almeno in origine. Credo tuttavia, che per come il mondo politico sta agendo (in pratica non agendo), davvero nessuno abbia idee su tematiche scottanti e urgenti; infondo, l’unica idea che i politici (nessuno escluso) hanno è la necessità di rimanere al potere per mantenere e rinsaldare continuamente rapporti di privilegio, arricchenti, e spesso di stampo mafioso. Altre idee non ne vedo, se non proclami di pura demagogia.
    Forse sarò un po’ disillusa e pessimista, ma la politica non è più politica e non sta dando risposte. Vedo invece come positivo e ‘autentico’ il sorgere dal basso (!) dei partiti spagnoli e greci, che molto hanno di diverso dal M5S. Molto. In primis il fatto di avere una struttura democratica (come lei stesso sostiene), che è un dato di non poco conto se del M5S prendiamo in considerazione la funzione carismatica di leader del gerione Grillo/Casaleggio e il meccanismo delle espulsioni…
    Chiedo scusa se mi sono dilungata.
    V

  2. Anche io ho forti dubbi sull’orientamento politico di M5S, dubbi che mi fanno propendere fortemente per una destra di stampo ibrido. “Nazional-socialista”, direi.
    Certo, al suo confronto Podemos ha un appeal molto maggiore: per chiarezza ideologica, per metodo e per contenuti del programma.
    Italia? Dubito che in Italia vi siano reali prospettive per un serio rinnovamento a sinistra, almeno per il momento, e lo dico da elettore e sostenitore di Civati alle primarie: per quanto apprezzassi il suo programma e le sue idee, le sue scelte attuali mi fanno dubitare.

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