Le due Scemone, il Louvre, la Satira e Thoreau

I dati, stantii, hanno ormai smesso di smuovere le coscienze da un pezzo: tutti i musei pubblici d’Italia incassano il 25% in meno del Louvre. Da solo.

Il fatto è che molti musei offrono la possibilità di ingresso libero ma non siano provvisti di caffetterie o bookshop fa certamente riflettere a proposito dello spazio di manovra a disposizione, non solo per l’ovvia profittabilità del settore ma anche per cercare di ricostruire un’esperienza che col tempo è venuta meno: le gallerie d’arte (se esistono ancora) dovrebbero far riflettere e discutere, non solo dilettare la vista per qualche istante; offrire un’esperienza di respiro più ampio di quello attuale. In questo, arte e satira trovano un potente punto di contatto; del resto, non furono Dante e Boccaccio e Foscolo dei grandi satirici, prima che letterati?

La dura verità è che abbiamo reso ormai endemica una disaffezione verso il mondo dell’arte e della letteratura, e in generale verso tutte quelle attività colpevoli di non semplificare la vita, ma di addolcirla solamente. La contrazione dell’editoria è uno dei tanti altri esempi. Nonostante non si possa svoltare l’angolo senza sentire l’intellettuale di turno sentenziare che il nostro Paese potrebbe reggersi solo su turismo e cultura, ne abbiamo dimenticato il significato più profondo.


Pochi giorni fa è apparso in rete un filmato che ritrae le due giovani volontarie rapite in Siria lo scorso 31 luglio. L’opinione pubblica, che con grandi sforzi quasi era riuscita a dimenticare Greta e Vanessa, si è ricordata della loro esistenza e il dibattito si è infiammato nuovamente. Ormai è assodato che le due non siano certo le ragazzine sprovvedute che erano state dipinte inizialmente. Non erano in Siria in veste personale, ma come volontarie di un’associazione, Horryaty, che si occupa di distribuzione di materiale sanitario. E non si trattava del loro primo viaggio.

Nonostante sia ormai una consuetudine, al Giornale si sono meravigliati che il nostro Paese possa pagare un riscatto per la loro liberazione, e per la prima volta ha fatto notare come, quella somma, finanzierà gli aguzzini. Non solo: come è stato messo in chiaro in questo articolo, le successive illazioni secondo le quali Greta e Vanessa sarebbero state sostenitrici di gruppi legati al fondamentalismo islamico è del tutto infondata. Del resto, millantare l’autorevolezza di un non ben specificato “gruppo di esperti di terrorismo internazionale” omettendone scrupolosamente i componenti, potrebbe far nascere forti dubbi a proposito del livello del giornalismo che la testata offre a milioni di Italiani ogni giorno.

Com’era prevedibile, la risposta del web non si è fatta attendere un secondo più del dovuto.

Paolo Longhi, ex di AN, scrive: “Perchè dovremmo pagare per queste amiche dei terroristi? Che se ne stiano nel loro habitat e non rompano più i coglioni“. Su “Comunità Militare” non temono un confronto tra le due, terroriste colpevoli di distribuire medicinali ai civili martoriati dalla guerra, e i marò, eroi e assassini di due pescatori per conto di un ente privato. Secondo Roberto Bussinello, che fu candidato a sindaco di Verona per Forza Nuova, dovrebbero “crepare senza rompere le balle”. Gli esempi del genere sono infiniti: tuttavia restano collegati a quegli ambienti di destra militare e nostalgica che si fa fatica a prendere sul serio, e che per un’ormai storica arretratezza culturale poco hanno a che vedere con quest’analisi.

Quello che interessa a chi scrive è legato a doppio filo con la riflessione di apertura. La Pagina Facebook “Delle due attiviste rapite in Siria non ce ne frega un cazzo grazie” conta 3’336 Likes, in continuo aumento. Il vignettista Alfio Krancic riassume il suo pensiero molto efficacemente:

Quello che credo io è che il cinismo di idee del genere non sia figlio di una mancanza totale di empatia degli autori, quanto di un disperato bisogno di andare contro la massa, contro i bigotti e i moralisti tanto odiati dagli amministratori di molte pagine Facebook, contro il senso comune per ricevere attenzioni che, altrimenti, sarebbero rivolte altrove. Per fare notizia. Quando la logica e la morale impongono di schierarsi, valicare la trincea e gridare oscenità in totale solitudine attrae in un modo molto istintivo e triviale le orecchie di quei molti che, a torto, si credono degli innovatori dissacranti.

In fondo, un’opera d’arte e una vignetta satirica si misurano con lo stesso metro: se dietro al paravento della provocazione non si nasconde il germe della riflessione, il loro valore è nullo.

La perdita di contatto di quello che un tempo era il Bel Paese con la sfera dell’arte, della letteratura e della satira risuona altissima in situazioni del genere. Risulta sempre più difficile scremare i liquami inutili dalla purezza dell’ambrosia. Per recuperare quello che dovrebbe essere un rapporto quasi istintivo e innato, non siano necessari gli argomenti del Dio Denaro: un forte senso di giustizia è sufficiente. Scrisse Thoreau: “La percezione della Bellezza è un test morale”. Coltiviamo nuovamente quel senso perduto, e in dote ritroveremo la nostra moralità.

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